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Mastoplastica additiva

L’intervento di mastoplastica additiva è sicuramente l’intervento più conosciuto tra quelli di Chirurgia plastica. Si tratta di un intervento che consente di aumentare il volume mammario attraverso attraverso l’utilizzo di protesi.
Le pazienti che maggiormente richiedono questo trattamento chirurgico sono donne che presentano mammelle ipotrofiche, ossia mammelle che con la pubertà non hanno avuto un completo sviluppo e sono rimaste di piccole dimensioni. Sono però candidate ideali anche donne che presentino un seno tuberoso oppure che a seguito di gravidanze o di importanti dimagrimenti abbiano visto ridursi le dimensioni del loro seno. Un’altra tipologia di pazienti sono quelle che presentano un’asimmetria mammaria con un seno più piccolo rispetto a quello controlaterale. 

Preparazione all’intervento di mastoplastica additiva

L’intervento non deve essere durante la gravidanza o l’allattamento. È preferibile non far coincidere la data dell’intervento con il ciclo mestruale. Prima dell’intervento vengono fornite alla paziente un elenco di esami necessari per una corretta valutazione medica unitamente a un’informativa che raccoglie tutte le precisazioni che la paziente deve conoscere per poter affrontare serenamente questo tipo di intervento.

Tra gli esami richiesti (esami ematici, elettrocardiogramma, radiografia del torace) vi è anche l’ecografia mammaria e, se la paziente ha superato i quarant’anni, anche la mammografia. Questi esami sono fondamentali per escludere eventuali formazioni tumorali.
Occorre segnalare eventuali terapie che potrebbero compromettere la riuscita corretta dell’intervento o determinare un rischio per la salute della paziente stessa. La paziente deve sempre segnalare l’assunzione di farmaci cortisonici, anti-ipertensivi, anticoagulanti, contraccettivi, cardioattivi, ipoglicemizzanti, tranquillanti, sonniferi, etc.) la paziente deve inoltre segnalare eventuali allergie. L’assunzione del contraccettivo orale è ancora dibattuta. Le linee guida consigliano di sospendere la terapia ormonale estroprogestinica (la comune pillola anticoncezionale) almeno un mese prima dell’intervento per ridurre il rischio di tromboembolia.
L’assunzione di farmaci come l’aspirina, contenenti l’acido acetilsalicilico, deve essere sospesa almeno due settimane prima dell’intervento e deve essere evitata anche l’assunzione di farmaci anticoagulanti.  La gestione di questi farmaci deve essere sempre affidata al medico curante ma in tutti casi deve essere discussa con il chirurgo.

Prima dell’intervento, è sempre consigliabile un’igiene accurata del corpo, bisogna rimuovere lo smalto dalle unghie delle mani dei piedi ed eventuali piercing presenti.
E’ raccomandato un digiuno di almeno otto ore sia per i cibi solidi sia liquidi.
È consigliabile arrivare in clinica portando con se un reggiseno complessivo con la chiusura anteriore e le spalline regolabili secondo le indicazioni del chirurgo plastico.

Anestesia

Eseguo sempre l’intervento in anestesia generale, tuttavia sono descritti casi di interventi eseguiti in anestesia locale o in anestesia locale e sedazione.

Profilassi antibiotica e antitrombotica

La profilassi antibiotica viene eseguita sempre.
Di solito consiste nell’iniezione endovenosa dell’antibiotico prima che l’anestesia abbia inizio.
La terapia antibiotica prosegue con la somministrazione della terapia antibiotica per via orale a domicilio. La profilassi anti-trombotica di solito non è necessaria salvo casi selezionati.

Pianificazione dell’intervento per l’aumento del seno

L’intervento si articola in 3 valutazioni ben definite, una volta eseguite queste 3 scelte, il nostro intervento si può già definire concluso.

La prima scelta riguarda la sede dell’incisione cutanea; sostanzialmente esistono 3 tipologie di incisione attraverso le quali possiamo inserire le nostre protesi:

  • Incisione in sede ascellare
  • Incisione in sede areolare
  • Incisione dal solco mammario

La sede dell’incisione viene concordata prima dell’intervento e tiene in considerazione molteplici aspetti: innanzitutto la preferenza della paziente ma anche la conformazione anatomica del torace, le dimensioni del capezzolo, la grandezza della protesi e, non ultimo, la possibilità che la paziente voglia allattare in futuro.
La seconda scelta riguarda la sede di impianto della protesi che può essere sotto-ghiandolare o sotto-muscolare.
La scelta di inserire una protesi al di sotto della ghiandola dipende dalle sue dimensioni, dallo spessore della ghiandola mammaria e del tessuto cutaneo sovrastante. È infatti necessario che i tessuti possano adeguatamente contenere la protesi che diversamente apparirebbe visibile soprattutto nella porzione laterale generando anche il fenomeno del rippling.
L’inserimento retromuscolare invece garantisce sempre una migliore e adeguata copertura dell’impianto protesico pur potendosi accompagnare a un maggior dolore post operatorio.
Sebbene spesso le pazienti abbiano già un’idea personale su come vorrebbero l’impianto mammario, è buona norma che questa fase di pianificazione venga scelta dal chirurgo perché è l’unico che può effettivamente valutare la possibilità di realizzare correttamente l’intervento.
Terza e ultima scelta riguarda la forma della protesi, il suo volume e la sua marca.
Quest’ultima scelta è quella che solitamente viene concessa alle pazienti che spesso entrano nello studio del chirurgo già informate. In questa fase è sempre necessario illustrare alla paziente tutti i pro e i contro sia delle protesi anatomiche sia di quelle rotonde; si discute della misura e si sceglie la marca e il modello più adeguato alla paziente stessa. Nella mia pratica utilizzo protesi delle principali aziende leader nel settore in quanto ognuna presenta delle caratteristiche che la differenziano dalle altre.
Gli aspetti principali nella scelta della protesi sono la dimensione e la forma: le dimensioni sono di norma definite dal medico in funzione della dimensione del torace. Sebbene spesso le pazienti richiedano delle protesi di grandi dimensioni occorre sempre rispettare alcune regole di equilibrio, scegliendo quelle più adeguate alla costituzione della paziente. Lascio invece più agio alla paziente nella scelta tra la protesi rotonda e quella anatomica. Ognuna, a parità di altezza e di base, può avere diversi gradi di proiezione.  La proiezione è data dal grado di sporgenza anteriore. Anche in questo caso, consiglio sempre una proiezione moderata o alta evitando le proiezioni extra che risultano eccessivamente vistose.

Protesi mammaria

Il tema della protesi al seno merita un approfondimento: generalmente le protesi al seno sono composte da un guscio semirigido in silicone, all’interno del quale è contenuto un gel di silicone.
Questa almeno è la struttura di quelle che maggiormente vengono utilizzate.
Occorre fare subito due precisazioni: la prima è che non vi è una correlazione tra la presenza della protesi mammaria e la formazione di tumori mammari. Le protesi sono ad oggi molto sicure. Non è stata evidenziata inoltre alcuna correlazione tra l’impianto delle protesi e malattie autoimmunitarie. La seconda precisazione è che la loro presenza non compromette lo studio ecografico e mammografico della mammella.

Sempre più spesso le pazienti chiedono se, una volta impiantate, durino per sempre. Bisogna tenere presente che le protesi sono considerate dei dispositivi medicali e come qualsiasi altro oggetto vanno incontro ad usura quindi, nel tempo, perdono le loro caratteristiche di elasticità e morbidezza. Le principali aziende produttrici, pur garantendo l’integrità strutturale dei loro dispositivi, non assicurano la durata illimitata.  
Per questo motivo, consiglio a tutte le pazienti di valutare la sostituzione dell’impianto protesico dopo un periodo di 15 anni circa.

Durata dell’intervento

L’intervento di mastoplastica additiva dura in media 1 ora.

Decorso post operatorio

Nell’immediato post operatorio viene posizionato un reggiseno compressivo; questo reggiseno è stato provato e deve calzare adeguatamente garantendo l’immobilizzazione delle protesi appena impiantate. Soprattutto nei primi due giorni la paziente lamenta un dolore moderato soprattutto se l’impianto è in sede sotto-muscolare, mentre la percezione del dolore e più sfumata se l’impianto è in sede sotto-ghiandolare. Qualora siano stati posizionati dei drenaggi in aspirazione questi vengono rimossi dopo 12-48 ore.
Viene sempre data una copertura antibiotica che solitamente viene mantenuta per cinque giorni dopo l’intervento chirurgico. Per i primi 3-4 giorni viene consigliato riposo assoluto e viene richiesta la completa astensione dal fumo di sigaretta per almeno due settimane. I punti vengono mantenuti per circa 10 giorni dopodiché, alla loro rimozione, sarà possibile anche procedere con la doccia. Il ritorno ad un’attività normale è consigliato dopo circa due settimane. Anche l’attività sessuale potrà essere ripresa dopo questo periodo, con cautela.
L’attività sportiva deve essere evitata per almeno un mese. Per la stessa durata del tempo bisogna evitare di dormire in posizione prona cioè “a pancia in giù”.

Mastoplastica additiva rischi

Come tutti gli interventi chirurgici, anche la mastoplastica additiva può presentare delle complicanze. Vi possono essere delle complicazioni aspecifiche ossia comuni a qualsiasi intervento chirurgico e specifiche ossia proprie della mastoplastica additiva.

Complicanze aspecifiche

  • Sanguinamento: un modesto sanguinamento si può verificare nelle prime quarantott’ore e generalmente non determina alcun problema. La sua risoluzione è spontanea.
  • Emorragia: quando il sanguinamento è molto abbondante si parla di emorragia, in questi casi spesso è necessario reintervenire.
  • Ematoma: a seguito di un sanguinamento prolungato il sangue può raccogliersi  e costituire un ematoma; anche questa complicanza, come le altre, tende a comparire nelle prime 24-48 ore dopo l’intervento chirurgico. Il seno progressivamente aumenta di volume e il dolore tende ad aumentare. Spesso il problema è monolaterale e questo deve essere immediatamente segnalato al medico chirurgo che procede all’aspirazione e/o al drenaggio del sangue. Qualora tutte queste procedure non fossero sufficienti, si rende necessario un intervento chirurgico per la revisione della tasca e il nuovo inserimento della protesi.
  • Sieroma: è un’eventualità piuttosto rara che consiste in una raccolta di un liquidò chiaro chiamato siero che si dispone intorno alla protesi. Di solito il suo riassorbimento è spontaneo, tuttavia, quando abbiamo delle raccolte importanti si può procedere a drenaggio o, nei casi più gravi,  a evacuazione chirurgica.
  • Infezioni: le infezioni rappresentano un’eventualità piuttosto rara. Di solito la somministrazione di antibiotici prima dell’intervento e la copertura antibiotica successiva ad esso consente di evitare questo rischio tuttavia in qualche caso possono comparire delle infezioni difficilmente controllabili degli antibiotici e queste possono rendere necessaria la rimozione delle protesi stesse.
  • Necrosi cutanea o necrosi del complesso areola capezzolo: sono molto rare, tuttavia quando si verificano possono essere trattate con delle semplici medicazioni, in modo conservativo. Estremamente raro è l’intervento chirurgico per la revisione.
  • Deiscenza della ferita: eventualità estremamente rara che può risultare pericolosa solo qualora si abbia l’esposizione della protesi.

Complicanze specifiche

Nell’ambito delle complicanze specifiche possiamo riconoscere tutte quelle complicanze che sono strettamente correlate all’intervento che viene eseguito. Tra queste vi sono la contrattura capsulare,
la rottura della protesi, la dislocazione o rotazione della stessa, o la sua esposizione.

  • Contrattura capsulare: ogni volta che una protesi viene inserita all’interno del nostro organismo determina la formazione di una capsula periprotesica. Questa capsula ha il compito di avvolgere completamente la protesi e di isolarla. Si tratta di un meccanismo di difesa naturale del nostro organismo che tende a isolare tutti i corpi estranei. Le protesi sono composte da un involucro di silicone che è perfettamente biocompatibile e la capsula che si forma è generalmente sottile. Tuttavia, occasionalmente può verificarsi una contrattura di questa capsula che può generare alcune problematiche. Esistono 4 gradi di contrattura capsulare, secondo la classificazione di Baker:
    • Grado 1: il primo grado è considerato una contrattura fisiologica cioè normale che si verifica in tutti gli individui e non genera dolore né deformità della protesi.
    • Grado 2: il secondo grado si manifesta con una maggiore rigidità della capsula periprotesica. Anche in questo caso non vi è una sintomatologia algica riferita.
    • Grado 3 e 4: il dolore si fa più marcato, la protesi risulta ben palpabile è piuttosto dura inoltre si assiste ad un dislocamento per cui anche il seno non appare più armonico e compaiono le prime asimmetrie.

    La terapia farmacologica rappresenta il primo passo da compiere nella prevenzione e nella cura della contrattura capsulare. In particolar modo il farmaco maggiormente utile in questi casi si chiama Accoleit da 20 mg; si consigliano 2 compresse al giorno per 4 mesi. Si tratta di un antinfiammatorio che è in grado sia di prevenire la formazione della contrattura capsulare che di ridurre la contrattura capsulare già presente. Questo è valido solamente per il grado 1/2 di Baker.
    Le contratture di grado 3/4 richiedono invece il trattamento chirurgico. Solitamente si consiglia la capsulotomia, cioè l’asportazione della capsula che è andata incontro a contrazione e la revisione della tasca chirurgica con sostituzione della protesi. Occasionalmente è possibile associare anche l’intervento di lipofilling (innesto di tessuto adiposo) che migliora il trofismo tissutale.

  • Rottura delle protesi: si tratta di un riscontro occasionale, in quanto generalmente la rottura è asintomatica. La paziente riscontra la rottura delle protesi nel corso di esami eseguiti per il controllo clinico del seno. Spesso le cause di rottura sono da ricercarsi in forti traumi locali ma occasionalmente la rottura può essere spontanea ossia non indotta da alcun trauma riconoscibile. Qualora venga riscontrata una condizione di rottura protesica è sempre consigliabile la sostituzione.
  • Dislocazione delle protesi: La dislocazione delle protesi consiste in uno spostamento rispetto alla posizione iniziale. È una complicanza che può verificarsi precocemente e può generare delle asimmetrie. Generalmente si tratta di asimmetrie di lieve entità tuttavia, qualora il risultato estetico forse compromesso, può essere necessario un intervento correttivo.
  • Rotazione delle protesi: è un’eventualità che può generare problemi solamente qualora si sia scelta una protesi anatomica. La rotazione in questi casi genera un risultato antiestetico tale da richiedere un trattamento chirurgico correttivo.
  • Esposizione delle protesi: è un’eventualità rara ma, quando si verifica, spesso richiede la rimozione delle protesi e un successivo impianto dopo un periodo di almeno sei mesi.
  • Alterata sensibilità della pelle: si tratta di un’eventualità comune, spesso dura da alcune settimane ad alcuni mesi. Il ritorno ad una sensibilità normale avviene di solito spontaneamente. È piuttosto raro che si verifichi un’alterazione permanente della sensibilità.

Risultati Finali

L’intervento di mastoplastica additiva è uno di quegli interventi che regala grandi soddisfazioni alle pazienti. È sempre bene però considerare che, perché il risultato sia stabile, è necessario un periodo di almeno sei mesi durante i quali bisogna attenersi scrupolosamente alle indicazioni del chirurgo.

DOMANDE FREQUENTI

1) Quanto costa l’intervento di mastoplastica additiva per rifarsi il seno?

Il costo della mastoplastica additiva non è una cifra “standard”, perché dipende da variabili cliniche e organizzative: tipologia di protesi mammarie, complessità del caso (seno tuberoso o asimmetrico) , durata dell’intervento, equipe, sala operatoria, tipo di degenza, controlli e medicazioni. In visita definisco un preventivo chiaro e completo, così da evitare “sorprese” su voci accessorie. In generale è corretto diffidare di prezzi troppo bassi: in chirurgia del seno la qualità del percorso (sicurezza, sala operatoria, follow-up) conta quanto la protesi.

Normalmente la mastoplastica additiva ha un prezzo compreso tra i 6500 e i 10000 euro; nella mia struttura fornisco un preventivo ”chiavi in mano” senza costi nascosti. L’importo comprende sempre l’onorario dell’equipe chirurgica, l’anestesista, l’affitto della sala operatoria, il costo delle protesi, la degenza in clinica se concordata, tutte le medicazioni e tutti i controlli che si rendessero necessari per il primo anno.

L’intervento viene sempre svolto in sale operatorie ad alto tasso di sicurezza che garantiscono affidabilità e sterilità.

La “taglia” verrà scelta da te, si progetta sulla tua anatomia e sul risultato desiderato. In mastoplastica additiva considero soprattutto base del seno (base width), spessore dei tessuti, elasticità cutanea, distanza sterno–capezzolo, rapporto torace–spalle, stile di vita e obiettivo estetico (più naturale o più “push-up”). In visita utilizzo prove di volume e simulazioni per capire quale proiezione e quale base rispettano proporzioni e sicurezza, minimizzando rischi come rippling, discesa precoce o asimmetrie.

L’obiettivo più richiesto oggi è un seno naturale: forma armonica, scollatura credibile, proporzione con il corpo. La naturalezza dipende da tre fattori: scelta della protesi (base, proiezione, coesività), corretta progettazione della tasca “pocket” (spazio dove alloggia l’impianto) e qualità dei tessuti. Nella maggior parte dei casi si può ottenere un risultato molto naturale; quando i tessuti sono sottili o il desiderio è molto voluminoso, va discusso con onestà il compromesso tra volume e discrezione.

Dopo la mastoplastica additiva, i primi giorni sono quelli più intensi: più che “dolore”, molte pazienti descrivono tensione e indolenzimento, soprattutto se la protesi è in parte sotto il muscolo. Di solito il fastidio migliora progressivamente nella prima settimana. Per il lavoro: attività d’ufficio spesso dopo pochi giorni, lavori fisici o con sollevamenti richiedono più tempo. La tempistica precisa dipende dal tipo di intervento e dalla risposta individuale: in visita ti do un piano realistico in base al tuo caso.

Le cicatrici della mastoplastica additiva sono in genere piccole e ben posizionate. La visibilità dipende dal tipo di incisione (solco sottomammario, areolare, ascellare), dalla qualità della pelle e dalla predisposizione personale a cicatrizzare. Una buona chirurgia riduce tensioni e trauma tissutale, ma la cicatrice è anche “biologia”: per questo programmo controlli e indicazioni precise su medicazioni, silicone, fotoprotezione e gestione dell’infiammazione cicatriziale.

La ripresa sportiva dopo mastoplastica additiva è graduale. Camminare è spesso consigliato precocemente; per palestra e sport veri servono tempi più lunghi, soprattutto per esercizi che coinvolgono pettorali, spalle e braccia. In genere si procede per step: prima attività leggera, poi cardio moderato, infine allenamenti completi. L’obiettivo è proteggere la guarigione della tasca e ridurre rischio di spostamenti, sanguinamenti tardivi o infiammazione.

Guidare richiede controllo del volante, prontezza nei movimenti e assenza di dolore che limiti una frenata improvvisa. Per molte pazienti la guida è possibile quando ci si sente sicure nei movimenti delle braccia e non si assumono farmaci che alterano i riflessi. Solitamente sono necessari 10 giorni o poco più anche se la tempistica è spesso individuale e commisurata all’intervento effettuato.

Nelle prime settimane dopo protesi al seno, la posizione supina (pancia in su) aiuta a evitare compressioni e torsioni sul seno e sulle protesi. Non è un “divieto eterno”, ma una regola temporanea per proteggere la fase di assestamento. Con il passare dei giorni, e in base a come sta evolvendo il gonfiore, si possono reintrodurre posizioni laterali in modo progressivo, seguendo le mie indicazioni.

L’idea del “cambio ogni 10 anni” è una semplificazione basata su informazioni datate. Oggi le protesi mammarie non hanno una scadenza automatica: si cambiano se c’è un problema (rottura, contrattura capsulare, malposizione, desiderio di cambio volume/forma) o se i controlli suggeriscono un’anomalia. La buona pratica è fare follow-up e controlli periodici concordati, perché la decisione deve essere clinica, non calendarizzata.

Le protesi che utilizzo sono protesi con gel di ultima generazione e hanno una garanzia a vita, questo vuol dire che se la protesi si rompe, la fornitura del nuovo impianto è coperta dal produttore.

In caso di rottura, il comportamento dipende dal tipo di impianto e dalla situazione clinica. Le protesi moderne sono progettate per ridurre la dispersione del contenuto; spesso la rottura può essere silente e scoperta con ecografia o risonanza. Se viene confermata, la soluzione è chirurgica: rimozione e sostituzione dell’impianto, con eventuale gestione della capsula. L’aspetto più importante è non andare “a sensazione”: se c’è un dubbio, si fa diagnosi corretta e si pianifica l’intervento in modo controllato. In questi casi la casa produttrice fornisce un nuovo impianto protesico.

Si, abbiamo una convenzione che permette di pagare il tuo intervento di mastoplastica additiva dividendolo in piccole rate in maniera tale che l’impatto sul tuo budget sia minimo e controllato.

Nella maggior parte dei casi, dopo mastoplastica additiva è possibile allattare. Dipende soprattutto dalla tecnica chirurgica e dal rispetto dei dotti galattofori e del complesso areola-capezzolo. La maternità è un tema importante e lo consideriamo già in fase di scelta dell’accesso e del piano protesico.

Le protesi non “impediscono” i controlli, ma richiedono esami eseguiti in centri abituati a valutare mammelle operate. La mammografia può utilizzare proiezioni dedicate e spesso viene integrata con ecografia; in alcune situazioni si valuta la risonanza. La cosa corretta è informare sempre il radiologo della presenza di protesi e scegliere un percorso di screening personalizzato in base ad età e fattori di rischio.

La scelta tra protesi sopra (sottoghiandolare) o sotto il muscolo (sottomuscolare o dual plane) non è “una scuola di pensiero”, ma una decisione anatomica e funzionale. Sopra il muscolo può dare recupero più veloce e minor animazione, ma richiede tessuti adeguati per copertura e naturalezza. La tecnica dual plane è più versatile. In visita valuto spessore, forma di partenza e obiettivo estetico per scegliere la soluzione più stabile e naturale.

La scelta tra protesi rotonde e anatomiche (“a goccia”) dipende dall’anatomia di partenza, dalla forma desiderata e dal piano chirurgico. Oggi anche molte protesi rotonde, se ben scelte per coesività e proiezione, possono dare un risultato molto naturale. Le anatomiche possono essere utili in casi selezionati, ma richiedono una progettazione precisa. La regola è semplice: non conta il nome, conta il progetto (base, volume, coesività, pocket).

La mastoplastica additiva è un intervento che, per comfort e sicurezza, viene eseguito quasi sempre in anestesia generale o in anestesia con sedazione profonda, in ambiente di sala operatoria. Esistono protocolli diversi, ma la priorità è garantire controllo del dolore, immobilità e condizioni ottimali per lavorare con precisione. La scelta anestesiologica si decide con l’anestesista dopo valutazione clinica completa.

La tecnica Dual Plane è una modalità di posizionamento della protesi in cui l’impianto è in parte sotto il muscolo pettorale e in parte in rapporto più diretto con la ghiandola. È una tecnica molto usata nella mastoplastica additiva perché permette un risultato naturale e una buona stabilità, ma va personalizzata: non è “una ricetta unica”.

L’accesso dal solco sottomammario è molto frequente perché offre controllo tecnico elevato e una cicatrice spesso ben nascosta nella piega. L’accesso areolare è più delicato e può essere indicato in casi selezionati, ma richiede valutazione attenta di anatomia, diametro areolare e aspettative. La scelta non è estetica soltanto: incide sulla precisione della tasca, sul tipo di protesi e su alcune variabili funzionali. In visita scegliamo l’opzione più sicura e coerente col tuo caso.

Dopo un intervento al seno può esserci una variazione temporanea della sensibilità del complesso areola-capezzolo: più spesso riduzione o “strane sensazioni” nella fase iniziale. Nella maggior parte dei casi la sensibilità migliora con il tempo, ma una quota di pazienti può avere alterazioni più durature. Il rischio dipende da anatomia, tipo di accesso, manovre sui tessuti e dimensione dell’aumento. È un punto che affronto sempre in modo trasparente nel consenso informato.

Il cosiddetto “rippling” (increspature percepibili o visibili) è più probabile quando i tessuti sono sottili, la copertura è scarsa. La prevenzione parte dal progetto: valutazione del pinch test, scelta corretta di base e proiezione, piano dual plane quando serve e, nei casi complessi, tecniche di rinforzo dei tessuti. Non si può promettere “zero rippling” in ogni anatomia, ma si può ridurre in modo significativo il rischio con una pianificazione rigorosa.

La percezione di “freddo” è rara e, quando accade, di solito è transitoria e legata a sensibilità cutanea e adattamento neuro-vascolare dopo l’intervento. Le protesi non “raffreddano” il seno in senso tecnico; può capitare che nelle prime settimane la zona sia più rigida, meno sensibile o con percezioni diverse. In brevissimo tempo le protesi raggiungono la temperatura corporea.

La contrattura capsulare non è un rigetto nel senso immunologico comune: è una reazione cicatriziale eccessiva della capsula che naturalmente si forma intorno alla protesi. Quando questa capsula si ispessisce e si contrae, il seno può diventare duro, dolente o deformato. Le cause sono multifattoriali (infiammazione, batteri in biofilm, sanguinamenti, predisposizione individuale). La prevenzione include tecnica chirurgica meticolosa, controllo del sanguinamento, riduzione della contaminazione e follow-up. Se si sviluppa, esistono trattamenti chirurgici mirati.

Nella fase iniziale è prudente evitare calore intenso e esposizione solare diretta sulle cicatrici, perché possono aumentare gonfiore e pigmentazione. Il sole sulle cicatrici va gestito con fotoprotezione alta per diversi mesi. Sauna e bagni molto caldi si reintroducono dopo che la guarigione è stabile e non ci sono segni di infiammazione. Solitamente servono 30-40 giorni prima di poter fare una sauna anche se poi la valutazione viene fatta caso per caso.

Una gravidanza dopo mastoplastica additiva è possibile e non è di per sé un problema. Quello che può cambiare è il seno: gravidanza e allattamento modificano volume e qualità della pelle, e questo può influire su forma, ptosi e simmetrie anche in presenza di protesi. In alcuni casi, dopo gravidanza, si valuta se serve un ritocco (mastopessi, cambio protesi, ecc.), ma molte pazienti mantengono un buon risultato. L’aspetto chiave è avere aspettative realistiche su come il corpo evolve. Purtroppo con l’arrivo di una gravidanza non è più possibile garantire il risultato estetico.

Viaggiare in aereo dopo intervento al seno è possibile. Nelle prime fasi preferisco che la paziente sia vicina per i controlli, perché le complicanze precoci (seppur rare) vanno gestite rapidamente. Inoltre bisogna considerare comfort, gestione del dolore e rischio trombotico, soprattutto nei voli lunghi. Se il viaggio è necessario, lo pianifichiamo con indicazioni pratiche e tempistiche sicure.

Vi confermo però che le protesi non “scoppiano” in aereo.

La garanzia a vita, è relativa solo all’impianto protesico. Non esiste una garanzia a vita che copra l’intervento chirurgico nel suo insieme. In visita ti spiego le opzioni di impianto e anche l’aspetto pratico delle garanzie, senza slogan. La vera tutela, oltre alla qualità del dispositivo, è un follow-up serio e tracciabile.

Questa è una domanda corretta e matura. La prevenzione della delusione è una progettazione chiara: capire obiettivo estetico, limiti anatomici e compromessi (naturalezza vs volume, scollatura vs stabilità, ecc.). Non esiste chirurgia “a rischio zero” di insoddisfazione, ma esiste un metodo per ridurla: simulazioni, esempi realistici, misure, pianificazione e consenso informato completo. Se nonostante tutto il risultato non fosse in linea con l’obiettivo, si valuta con calma l’eventuale sostituzione protesica ma solo quando i tessuti sono maturi, eventuali correzioni.

Sì, in modo significativo. Il fumo riduce l’ossigenazione dei tessuti e peggiora microcircolo e guarigione: aumenta il rischio di complicanze su ferite, cicatrici, infezioni e problemi cutanei. In chirurgia plastica, smettere di fumare prima dell’intervento non è un “consiglio generico”, è una misura di sicurezza. Se fumi, ne parliamo apertamente e impostiamo una strategia concreta per ridurre il rischio.

In molti casi sì, ma va valutato: alcune pazienti durante il ciclo hanno maggiore ritenzione idrica, più sensibilità, e talvolta variazioni della coagulazione soggettiva. Non è un divieto assoluto; l’obiettivo è programmare l’intervento nelle condizioni più confortevoli e prevedibili. Se il ciclo coincide con la data, lo comunichi e decidiamo la scelta più ragionevole senza allarmismi.

La necessità di massaggi dopo mastoplastica additiva non è universale e dipende da tecnica, tipo di impianto e stabilità della tasca. In alcuni protocolli non sono indicati, perché potrebbero stressare i tessuti in fase di guarigione; in altri casi si introducono manovre specifiche ma solo quando io le prescrivo e spiego come farle. Il punto è evitare “fai da te” o consigli generici letti online: la gestione post-operatoria deve essere personalizzata.

Subito dopo l’intervento il seno è spesso più alto, gonfio e “teso”: è normale. Il risultato della mastoplastica additiva si definisce con l’assestamento della tasca e la distensione dei tessuti. Nelle prime settimane si vede già un cambiamento importante, ma il profilo finale richiede più tempo, perché gonfiore, sensibilità e posizione della protesi evolvono gradualmente. In generale, il risultato diventa via via più naturale con il passare dei mesi; in visita ti indico una timeline realistica in base alla tua anatomia e al tipo di intervento.

Si, è molto probabile che ti venga chiesto: Il motivo principale è il rischio tromboembolico. La pillola anticoncezionale (specialmente quella combinata con estrogeni) può aumentare leggermente la densità del sangue. Poiché ogni intervento chirurgico comporta un periodo di immobilità e lo stress dell’anestesia, l’associazione dei due fattori potrebbe aumentare il rischio di formazione di coaguli (trombosi venosa profonda).

Quando si parla di costi della mastoplastica additiva (intervento al seno con protesi mammarie), oltre al prezzo chirurgico è normale chiedersi come funzioni la parte fiscale: IVA, marca da bollo e detrazione IRPEF. Di seguito trovi le regole generali, con una distinzione fondamentale: intervento con finalità sanitaria vs intervento a finalità esclusivamente estetica.

  •  IVA sulla mastoplastica additiva: quando è esente e quando può essere applicata:
    In Italia, le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona sono, in linea generale, esenti IVA (art. 10, n. 18, DPR 633/1972).
    Tuttavia, per chirurgia e medicina estetica la discriminante decisiva è la finalità terapeutica documentabile: se la prestazione è meramente estetica può rientrare nel regime imponibile IVA (aliquota ordinaria), mentre l’esenzione è riconoscibile quando l’intervento ha una motivazione sanitaria adeguatamente attestata e tracciabile nella documentazione clinica. 
    In pratica: non esiste una regola “uguale per tutti” valida a prescindere. Il corretto inquadramento fiscale dipende dall’indicazione e dalla documentazione del caso.

  • Marca da bollo da 2 euro: quando si applica:
    La marca da bollo da 2 euro (imposta di bollo) è normalmente dovuta sulle fatture senza addebito IVA quando l’importo del documento supera 77,47 euro.
    Se invece la fattura è assoggettata a IVA, in via generale il bollo non si applica (principio di alternatività IVA/bollo), salvo casistiche particolari legate a voci non soggette/anticipazioni: è un tema amministrativo che viene gestito in fatturazione in modo conforme.

  • Detrazione IRPEF (19%): quando è possibile: 
    Le spese sanitarie possono dare diritto alla detrazione IRPEF del 19%, di regola per la parte eccedente la franchigia di 129,11 euro, se correttamente documentate.
    Attenzione però: non sono detraibili le spese per prestazioni meramente estetiche o comunque non sanitarie. La detrazione è ammessa quando la prestazione è inquadrabile come sanitaria (ad esempio in presenza di patologie, esiti, malformazioni o condizioni cliniche documentate).

  • Pagamenti tracciabili: requisito pratico da rispettare:
    Per fruire delle agevolazioni fiscali, è buona regola effettuare pagamenti tracciabili (carta, bancomat, bonifico, assegno) e conservare la fattura/ricevuta. Questo aspetto è particolarmente rilevante per le prestazioni sanitarie private oggetto di detrazione.

  • Esempi tipici in cui la mastoplastica additiva può avere “finalità sanitaria”: 
    Senza entrare in schemi rigidi, la mastoplastica additiva può essere valutata in un percorso clinico (e quindi, in astratto, con maggiore probabilità di rientrare tra le spese sanitarie) quando mira a correggere condizioni come:
    • malformazioni (es. mammella tuberosa),

    • asimmetrie marcate,

    • ipoplasia severa con impatto clinico/psicofisico documentabile.