
Domande frequenti sulla mastoplastica di revisione:
Il Dottor Umberto Napoli effettua interventi di mastoplastica secondaria a Torino e nelle nostre altre sedi, iniziamo a chiarire le idee sull’argomento con le domande più frequentemente chieste a riguardo.
Quando è indicato cambiare o sostituire le protesi al seno
La sostituzione protesi mammarie (o cambio protesi seno) può essere indicata per motivi clinici, funzionali o estetici. Le situazioni più comuni includono:
- contrattura capsulare (indurimento della protesi e/o dolore, deformità mammaria o asimmetria)
- rottura protesi (sospetta o confermata da una ecografia o risonanza magnetica nucleare)
- protesi mammarie spostate (malposizione/dislocazione: troppo laterali, troppo alte, troppo basse)
- rotazione
- rippling
- double bubble
- sinmastia
- esiti estetici non soddisfacenti (volume, forma, proiezione, profilo)
- seno caduto dopo protesi (ptosi mammaria moderata o severa che compare nel tempo dopo una gravidanza, un dimagrimento o un cedimento cutaneo)
- richiesta di cambio taglia (aumentare o ridurre volume)
- necessità di rifare il seno dopo protesi con correzione di tasca e/o lifting
Mastoplastica di revisione: quali tecniche possono essere utilizzate
Nella revisione delle protesi mammarie non esiste una tecnica “unica”. A seconda del problema, possono essere associate più manovre nello stesso intervento:
- sostituzione dell’impianto (cambio protesi per scelta estetica o necessità clinica)
- correzione/ricondizionamento della tasca protesica (pocket repair) e stabilizzazione
- pocket change / cambio piano quando indicato
- correzione della piega sottomammaria (IMF): rialzo o abbassamento, anche asimmetrico, con rinforzo
- capsulotomia e/o capsulectomia in caso di contrattura capsulare
- mastopessi associata quando c’è pelle in eccesso o ptosi (il tema “cambio protesi + mastopessi”)
- lipofilling selezionato per migliorare copertura dei tessuti e transizioni (in casi indicati)
L’obiettivo è risolvere il problema (clinico o estetico) e ridurre il rischio di recidive attraverso un progetto chirurgico coerente con anatomia, qualità dei tessuti e aspettative.
Che cos’è la contrattura capsulare?
La contrattura capsulare è la reazione con cui l’organismo forma una sottile “membrana” (capsula) attorno alle protesi mammarie: è un fenomeno normale. Diventa un problema quando questa capsula si ispessisce e si contrae in modo anomalo, comprimendo l’impianto e modificando consistenza e forma del seno.
Nella maggior parte dei casi la contrattura capsulare tende a comparire nei primi mesi dopo la mastoplastica additiva, ma può svilupparsi anche più avanti nel tempo, ad esempio in relazione a invecchiamento della protesi o, più raramente, a rottura dell’impianto, situazioni che possono richiedere una valutazione specialistica ed eventuale sostituzione.
Il quadro più frequente è progressivo: la capsula diventa via via più spessa e “stringe” la protesi. Il risultato è un seno che può apparire e sentirsi più fermo o duro, talvolta con asimmetria o un aspetto più “teso”.
I sintomi riferiti più spesso sono durezza al tatto, sensazione di oppressione o “costrizione”, rigidità e fastidio nei movimenti; in alcuni casi può comparire dolore e un impatto sul benessere psicologico e sulla serenità della vita intima.
Contrattura capsulare: i sintomi
La capsula è una risposta normale del corpo; ogni volta che si posiziona una protesi mammaria questa determina la formazione di una capsula. La capsula diventa un problema solo quando si irrigidisce e si contrae.
I sintomi più comuni includono:
- seno duro o “teso”
- dolore o fastidio (anche tardivo: “Dottore ho dolore alle protesi mammarie”)
- deformità (seno più rotondo/“a palla”, polo superiore pieno, con comparsa di asimmetria)
- sensazione di protesi “bloccata” o seno meno mobile
Contrattura Capsulare: i gradi di gravità della contrattura capsulare (scala di Baker)
La contrattura capsulare è un indurimento della capsula che si forma naturalmente attorno alle protesi mammarie. Può rendere il seno più duro e, nei casi più importanti, cambiare forma e dare dolore.
- Grado 1 (Baker I)
Il seno è morbido e ha un aspetto naturale. Nessun sintomo. - Grado 2 (Baker II)
Il seno è un pò più duro al tatto, ma l’aspetto è ancora normale. - Grado 3 (Baker III)
Il seno è duro e si nota un cambiamento della forma (es. seno più “teso”, più rotondo o con asimmetria). A volte c’è fastidio. - Grado 4 (Baker IV)
Il seno è molto duro, può essere deformato e spesso è presente dolore.
Quando è il caso di farsi vedere per una contrattura capsulare?
Se noti seno duro dopo mastoplastica additiva, cambiamento di forma, asimmetria o dolore, è utile una visita: spesso bastano anamnesi, esame clinico ed eventualmente ecografia per inquadrare la situazione.
Contrattura capsulare: trattamento chirurgico (capsulectomia e sostituzione)
In caso di contrattura significativa può essere indicata una sostituzione protesi per contrattura capsulare, che può essere associata a Capsulectomia del seno (consiste nella rimozione parziale o totale della capsula) ed eventualmente alla correzione della tasca con eventuale cambio piano di impianto protesico
Rottura protesica
La rottura della protesi mammaria è la perdita di integrità o “rottura” del suo rivestimento (“guscio”): in pratica l’impianto si danneggia e il contenuto può fuoriuscire o spostarsi rispetto alla sua sede.
Le cause più comuni di rottura
- Usura nel tempo (fatica del materiale)
Le protesi non sono “eterne”: con gli anni il guscio può indebolirsi per micro-stress ripetuti e arrivare a una rottura. - Traumi sul torace
Urti importanti (incidenti, cadute, traumi sportivi) possono danneggiare l’impianto. Nella vita quotidiana, traumi lievi di solito non bastano. - Contrattura capsulare severa
Una capsula molto rigida può comprimere e deformare la protesi, aumentando lo stress sul guscio e il rischio di rottura. - Danno iatrogeno (strumenti durante interventi)
Più tipico in chirurgia di revisione o in reinterventi: la protesi può lesionarsi accidentalmente durante manovre chirurgiche (anche se è un evento raro con tecnica corretta). - Difetto di fabbricazione (raro)
Possibile ma poco frequente; quando accade, può emergere relativamente presto. - Pliche o “fold flaw” (pieghe croniche del guscio)
Se resta a lungo “piegata” in un punto (per pieghe della tasca o posizionamento), quella linea può diventare un punto di debolezza. - Dimensioni/pressioni eccessive nella tasca
Una tasca troppo stretta o tensioni elevate sui tessuti possono aumentare deformazioni e stress meccanico sull’impianto. - Invecchiamento dei tessuti e cambiamenti del seno
Gravidanza, dimagrimenti/ingrassamenti, ptosi: non “rompono” direttamente la protesi, ma possono alterare assetto e forze sulla tasca, favorendo pliche o contrattura.
Quali sono i sintomi della rottura protesica?
I sintomi che una paziente può notare sono:
- cambiamento di forma del seno (più “strano”, irregolare, meno armonico)
- asimmetria nuova o che peggiora
- riduzione di volume o “svuotamento” (più tipico delle protesi saline/fisiologiche, spesso rapido)
- seno più duro o più “teso” (può assomigliare alla contrattura capsulare)
- fastidio o dolore, soprattutto alla palpazione o in alcuni movimenti
- sensazione di oppressione o peso diverso dal solito
- noduli/irregolarità palpabili o piccole “palline” (più raro, ma possibile se il materiale irrita i tessuti)
- gonfiore o infiammazione locale (meno frequente)
Attenzione: con il silicone può essere “silente”
Con le protesi in silicone la rottura può non dare sintomi evidenti per molto tempo (rottura “silente”), soprattutto se è intracapsulare.
La valutazione si basa su visita specialistica, anamnesi e imaging. Spesso vengono richiesti ecografia e, in casi selezionati, risonanza magnetica per chiarire dubbi diagnostici.
Protesi spostate / dislocate: come si correggono
Nella pratica della mastoplastica di revisione rientrano numerose “malposizioni” e difetti di tasca che devono essere attentamente valutati e quantificati:
dopo una mastoplastica additiva è normale che le protesi “si assestino” nelle prime settimane. Si parla invece di protesi mammarie spostate quando l’impianto migra rispetto alla posizione ideale nella tasca chirurgica e questo comporta asimmetria, cambiamento di forma, fastidio o risultato estetico non armonico.
La malposizione può essere precoce (prime settimane/mesi, spesso legata a tasca/guarigione) oppure tardiva (anni dopo, più correlata a cedimento dei tessuti, capsula, gravità, variazioni ponderali o reintervento
Spostamento verso il basso: “bottoming out”
La protesi scende, la piega sottomammaria (IMF) perde supporto e aumenta la distanza capezzolo–solco; spesso il capezzolo appare “più alto” sul monticello mammario. È legato a perdita/cedimento del sostegno del polo inferiore e della piega.
Spostamento verso l’esterno: lateralizzazione
La protesi “scappa” lateralmente (soprattutto da sdraiate), con scollatura più vuota e volume che si sposta verso l’ascella.
Spostamento verso il centro: sinmastia (“uniboob”)
Si avvicinano eccessivamente fino a ridurre/annullare il solco intermammario.
Protesi “alta” o non assestata
La protesi resta alta (talvolta per capsula/tasca stretta o per dinamiche muscolari), con polo inferiore “non riempito”.
Rotazione o “flip”
Più tipico di impianti anatomici (rotazione) o di alcuni impianti rotondi più coesivi (flip), con cambiamento improvviso di forma.
Perché si spostano: cause principali
Le cause sono quasi sempre multifattoriali:
- tessuti poco resistenti (cute sottile, lassità, ptosi, importanti dimagrimenti, gravidanza/allattamento).
- fattori post-operatori: nei casi selezionati, attività precoce/pressioni meccaniche possono contribuire (ma raramente sono l’unica causa).
- protesi troppo grande per torace e qualità tissutale (aumenta il carico e lo stress sulla piega/polo inferiore).
- troppo piccola in relazione alla tasca
- alterazione o cedimento della piega sottomammaria (IMF): meccanismo centrale nel bottoming out.
- contrattura capsulare (può spostare o deformare l’impianto, oltre a indurire il seno).
- traumi o reinterventi multipli (tessuti e capsule più “stanchi”).
Come si valuta una protesi spostata: visita specialistica ed esami strumentali
La diagnosi è soprattutto clinica (osservazione in piedi e supina, valutazione piega, asse del complesso areola-capezzolo, dinamica del muscolo pettorale, qualità tissutale).
L’imaging viene usato quando è utile escludere o associare altre condizioni:
- ecografia: per valutare tasca, liquido, integrità in prima battuta.
- risonanza magnetica: più indicata quando serve chiarire integrità protesica/rottura (specie silicone), soprattutto se i sintomi non sono spiegati solo dalla posizione.
Trattamenti: cosa si può fare se si è spostata
Dipende da tipo di malposizione, tempo dall’intervento, qualità dei tessuti e obiettivo estetico.
Opzioni non chirurgiche (solo in casi selezionati e precoci)
- osservazione/monitoraggio durante la fase di assestamento
- reggiseno/contensione mirata secondo indicazione del chirurgo
Queste misure possono aiutare solo quando lo spostamento è lieve e precoce.
Opzioni chirurgiche (correzione definitiva)
In chirurgia di revisione si lavora su:
- correzione della tasca (capsulorrafia, restringimenti, riallineamento)
- ricostruzione/ripristino della piega sottomammaria nel bottoming out
- eventuale cambio piano (in base al caso clinico)
- possibile utilizzo di materiali di supporto (mesh/ADM) quando i tessuti sono deboli o i reinterventi sono multipli (scelta caso-specifica)
- sostituzione dell’impianto se dimensioni/forma contribuiscono alla recidiva
Rotazione della protesi mammaria
La rotazione della protesi mammaria è uno spostamento dell’impianto all’interno della tasca che può modificare l’estetica del seno. È una condizione che merita una valutazione specialistica, perché la strategia di correzione dipende da: tipo di protesi, sede della tasca, qualità dei tessuti, tempo trascorso dall’intervento e presenza di capsula.
Rotazione: è sempre un problema?
Dipende soprattutto dal tipo di impianto:
- anatomiche (a goccia): la rotazione può cambiare visibilmente forma e proiezione, con asimmetrie evidenti e rappresenta un problema se la rotazione supera i 20° o se è bilaterale. Piccole rotazioni sono spesso tollerate senza modificazioni significative del risultato estetico.
- protesi rotonde: possono ruotare senza grandi effetti sulla forma, ma se c’è anche spostamento (alto/basso/laterale) l’asimmetria può comunque essere evidente.
Come riconoscere una protesi ruotata: sintomi e segni
I segnali più frequenti riferiti dalle pazienti includono:
- seno improvvisamente asimmetrico (uno “diverso” dall’altro).
- profilo alterato: seno più “puntato”, più piatto sopra, o con pienezza spostata.
- capezzolo che sembra cambiare direzione o posizione relativa.
- solco sottomammario che appare diverso da un lato.
- sensazione di impianto “mobile” o che “scivola”.
- fastidio/dolore, soprattutto nei movimenti o in alcuni decubiti.
Perché si ruota? Cause comuni
Le cause non sono mai “una sola”: spesso è una combinazione di fattori.
- tasca troppo ampia o non sufficientemente contenitiva (soprattutto nel tempo).
- tessuti sottili o rilassati, perdita di peso, gravidanza/allattamento, invecchiamento cutaneo.
- posizionamento dell’impianto (sottoghiandolare/sottomuscolare/dual plane) e dinamiche muscolari.
- sieroma tardivo o piccoli versamenti che aumentano lo “spazio” intorno alla protesi.
- contrattura capsulare (più spesso irrigidisce e deforma, ma può anche “spingere” l’impianto).
- traumi o movimenti/attività in fasi delicate del post-operatorio.
- superficie e forma dell’impianto (alcune combinazioni di profilo/tessitura e anatomiche sono più sensibili alla rotazione).
Diagnosi: come si conferma la rotazione
La diagnosi nasce da:
- visita specialistica con valutazione in piedi e supina, test di mobilità e simmetria.
- ecografia (utile per valutare tasca, versamenti, integrità, posizione relativa).
- risonanza magnetica in casi selezionati (soprattutto se c’è dubbio di rottura o quadro complesso).
Cosa fare se sospetti una protesi ruotata
Indicazioni pratiche (sicure e utili per la paziente):
- non provare a “rimetterla a posto” da sola con manovre energiche.
- riduci attività fisica e movimenti ampi del torace fino alla valutazione.
- contatta il chirurgo o un centro specializzato: prima si valuta, più è semplice gestire i casi “precoci”.
Trattamenti: come si corregge una protesi ruotata
La scelta dipende da quando succede e perché succede.
1) Rotazione precoce (giorni–prime settimane)
In alcuni casi selezionati e sempre dopo visita, può essere possibile:
- gestione conservativa (contenimento con reggiseno/fasce specifiche e controlli ravvicinati).
- valutare la stabilità della tasca e l’assenza di versamenti.
2) Rotazione tardiva (mesi–anni)
Se la tasca è “lassa”, se c’è recidiva o se l’aspetto estetico è compromesso, spesso si considera la chirurgia di revisione, che può includere:
- correzione della tasca (capsulorrafia/capsulectomia selettiva): “stringere” e rimodellare lo spazio interno.
- cambio protesi (forma/profilo/superficie) in base al problema.
- cambio piano (in casi indicati): ad esempio riposizionamento per migliorare supporto e copertura.
- rinforzi/mesh in pazienti con tessuti molto deboli o recidive (scelta caso per caso).
- correzioni associate (se necessarie): simmetrizzazione del solco, mastopessi se c’è ptosi importante, ecc.
L’obiettivo della revisione non è solo “rimettere dritta la protesi” ma garantire la sua stabilità nel tempo.
Si può prevenire la rotazione?
Non esiste prevenzione assoluta, ma si riduce il rischio con:
- pianificazione precisa della tasca proporzionata all’impianto e ai tessuti.
- scelta corretta tra anatomica/rotonda e tra i profili, in base all’anatomia.
- gestione accurata del post-operatorio: reggiseno contenitivo, limiti alle attività, follow-up.
- trattare precocemente sieromi o segni di instabilità.
Rippling nelle protesi mammarie: che cosa è?
Il rippling è la comparsa di pliche/ondulazioni visibili o palpabili della protesi (o della capsula che la riveste) che “disegnano” una sorta di increspatura sulla cute. Si nota più spesso: nei quadranti laterali del seno, nel polo inferiore, o nel décolleté in pazienti molto magre.
Può essere:
- visibile (si vede a occhio),
- palpabile (si sente ma non si vede),
- dinamico (compare in alcuni movimenti/posizioni, soprattutto con contrazione del grande pettorale).
Come si manifesta il rippling: segni e sintomi tipici
Le“Onde” o “pieghe” sulla pelle si rendono evidenti, soprattutto in flessione o in alcune posture.
Occasionalmente si può avvertire la sensazione di “bordi” o “pliche” al tatto e in alcuni casi può determinare un fastidio estetico importante. Solo più raramente dolore vero e proprio.
Il rippling non significa automaticamente rottura: sono due cose diverse. Tuttavia, se il quadro è nuovo e rapido o associato a gonfiore, va valutato per escludere altre cause (versamenti, sieroma tardivo, ecc. ).
Rippling: le cause principali
1) Copertura tissutale insufficiente
La causa più frequente è uno spessore tessutale con copertura della protesi troppo sottile (pelle, grasso sottocutaneo, ghiandola, muscolo), tipica di: pazienti molto magre o che siano andate incontro a dimagrimento dopo l’intervento. In altri casi la responsabilità può essere dei tessuti mammari eccessivamente assottigliati da gravidanza/allattamento o invecchiamento o per interventi secondari con tessuti già “stressati”.
2) Tipo di protesi e contenuto
In genere, le protesi con gel meno coesivo o con minore “stabilità” possono evidenziare di più le pieghe in alcune condizioni. Anche alcune combinazioni di volume/profilo rispetto alla tasca aumentano il rischio.
3) Tasca protesica e posizionamento
Sottoghiandolare: ha un rischio di rippling aumentato, soprattutto se la copertura è minima.
Sottomuscolare / dual plane: spesso riduce il rippling nel polo superiore, ma non sempre protegge bene il polo inferiore e laterale (dove il muscolo copre meno la protesi).
4) Ptosi e “skin envelope” largo
Una ptosi severa o una pelle eccessivamente lassa e “abbondante” rispetto al contenuto interno, possono creare condizioni favorevoli a pieghe e irregolarità.
5) Contrattura capsulare e irregolarità capsulari
Una capsula irregolare e contratta può alterare la superficie della protesi ripiegandola su se stessa e rendendo più evidenti le deformità.
Double bubble nelle protesi mammarie: che cosa è?
Il double bubble è una deformità del seno in cui si vede una doppia piega nella parte inferiore; le due pieghe corrispondono rispettivamente al solco sottomammario “originale” (inframammary fold, IMF) e al nuovo punto di proiezione/“caduta” del polo inferiore creato dalla protesi o dalla ghiandola. Visivamente, il seno appare come se avesse due curve sovrapposte nella metà inferiore, con una “linea” o un gradino che interrompe la naturale continuità.
Perché succede: meccanismi principali
Il double bubble è quasi sempre il risultato di un disallineamento tra tre elementi:
- solco sottomammario (IMF)
- protesi e tasca protesica
- ghiandola/pelle (il “contenitore” del seno)
Le cause più frequenti
1) Solco sottomammario “alto” o molto definito
Un solco sottomammario “rigido” e marcato può resistere alla discesa del polo inferiore. Se la protesi viene posizionata più in basso o si espande inferiormente può dare origine a una seconda curva.
2) Abbassamento del solco non stabile / tasca creata troppo in basso
Se con l’intervento si abbassa il solco inframammario ma il supporto non è adeguato, può “scendere” rispetto al seno, creando doppio profilo.
3) Ptosi ghiandolare (ghiandola che scivola)
In alcuni casi la protesi è in posizione corretta, ma la ghiandola scende (bottoming della ghiandola) creando una seconda piega sopra il nuovo solco. (è un eventualità rara e non convenzionale)
4) Piano protesico e dinamiche del muscolo
Con la tecnica dual plane può verificarsi una discrepanza tra copertura muscolare superiore e comportamento del polo inferiore, soprattutto se c’è una componente di ptosi.
5) Reinterventi e tessuti “stressati”
Dopo revisioni, capsulotomie/capsulectomie o gravidanze/dimagrimenti, i tessuti possono perdere “memoria elastica” e la relazione solco sottomammario tasca–ghiandola diventa instabile.
Come si riconosce il double bubble: segni tipici
- È presente una Linea orizzontale/obliqua nella metà inferiore del seno; questo “Gradino” è visibile soprattutto in piedi.
- È spesso una manifestazione asimmetrica, quindi si evidenzia quasi sempre in un seno solo. Se bilaterale è spesso più marcata da un lato.
- Può peggiorare con alcuni reggiseni o posture.
- Talvolta si associa alla sensazione di seno “che scivola” o a difficoltà a trovare un sostegno confortevole.
Diagnosi: come si valuta correttamente
La valutazione corretta richiede:
- una visita in piedi e successivamente con la paziente in posizione supina. Si esegue un’analisi della posizione dell’areola, del solco sottommammario. Si valuta inoltre la pienezza polo inferiore e la simmetria tra le due mammelle.
- è importante la valutazione della qualità dei tessuti (spessore, lassità, smagliature) e l’analisi di eventuali fattori predisponenti o scatenanti come: gravidanze, dimagrimenti, reinterventi. Anche il tipo di impianto mammario può incidere.
- è sempre utile effettuare una visita specialistica ed eventualmente un Ecografia anche se la diagnosi è prevalentemente clinica
Quali protesi creano il double bubble?
Il double bubble non è causato da un impianto mammario preciso. Tuttavia la protesi per essere responsabile di questo difetto deve avere delle caratteristiche.
- Impianti “oversized” rispetto ai tessuti
Indipendentemente dalla marca o dalla forma, aumenta il rischio di double bubble quando:
- hanno una base troppo larga rispetto alla base mammaria o quando il volume e/o la proiezione sono troppo spinti rispetto a cute e ghiandola disponibili.
- quando è necessario abbassare molto il solco per “farli stare ” all’interno della tasca. Questo scenario è il più associato a double bubble perché obbliga alla creazione di un “nuovo” solco mentre il vecchio resta leggibile.
2) Impianti che richiedono abbassamento dell’IMF in pazienti con solco “rigido”
Se l’impianto è stato scelto in modo da determinare un polo inferiore più lungo e se il solco originale è particolarmente marcato o aderente, il rischio aumenta. In questo caso la forma della protesi conta meno (rotonda o anatomica non fa differenza) mentre diventa particolarmente importante il rapporto dimensioni–anatomia.
3) Anatomiche (a goccia) in casi selezionati
Per la loro particolare conformazione le protesi anatomiche si associano ad un rischio aumentato. Questo succede non perché “facciano” double bubble di per sé, ma perché spesso vengono scelte per ottenere polo inferiore più disegnato, e quindi più frequentemente richiedono una gestione molto precisa del solco e della tasca. Se solco e ghiandola non sono controllati bene (o se c’è ptosi), la doppia piega può evidenziarsi più facilmente.
4) Impianti molto rigidi/form-stable in tessuti sottili o ptosici (caso tipico da revisione)
Quando i tessuti sono particolarmente lassi o la ghiandola tende a “scendere” dalla sua posizione, un impianto più “stabile” o con una struttura più rigida nella forma può accentuare la separazione tra la protesi che rimane “ferma” nella sua posizione, mentre la ghiandola scivola, rendendo più evidente la doppia curva.
In sintesi operativa
Il rischio di double bubble aumenta soprattutto con impianti:
quando hanno una base troppo grandi in relazione ai tessuti che dovranno coprirla, quando le protesi richiedono di abbassare molto il solco, oppure in pazienti con IMF marcato/rigido o ptosi ghiandolare non corretta.
Trattamenti: come si corregge il double bubble
Il double bubble si tratta in modo efficace solo dopo aver capito qual è la causa dominante , quindi dopo aver compreso se è un problema del vecchio solco sottomammario troppo rigido o se è un problema della tasca mammaria o ancora se c’è un adesione del muscolo pettorale alla ghiandola mammaria ancora serrato. Il trattamento, nella pratica, è quasi sempre chirurgico e rientra nella mastoplastica di revisione. La correzione dipende da quale dei tre elementi è “fuori posto”; può essere necessario correggere il solco sottomammario, la posizione in relazione alla tasca o la posizione della ghiandola mammaria. In pratica le opzioni principali sono:
- correzione della tasca (capsulorrafia) e riposizionamento: se la protesi è troppo bassa o la tasca è instabile sarà necessaria una capsulorrafia inferiore stringendo la tasca per far risalire la protesi annullando il doppio solco; se invece è un problema della protesi in relazione alla tasca sarà necessario un controllo della tasca e un suo adeguamento; in qualche caso è necessario il cambio dell’impianto protesico se il volume e/o il profilo è causa contributiva del problema.
- gestione del solco sottomammario “rigido”: se il solco sottomammario “vecchio” resta troppo marcato e crea la seconda piega, sarà necessario procedere a manovre di rilascio controllato del vecchio solco (se indicato) o al rimodellamento preciso del nuovo IMF con stabilizzazione. Qui la chirurgia è più “di fino”: l’obiettivo è ricreare una sola curva naturale.
- correzione della ptosi ghiandolare (mastopessi o tecniche su ghiandola): se il problema è che la ghiandola “scende” rispetto alla protesi è spesso necessario associare una mastopessi (lifting). Questa è spesso la soluzione più coerente, con l’aggiunta di tecniche di rimodellamento e/o ancoraggio ghiandolare (a seconda del caso). In questi casi, “toccare solo la protesi” può dare risultati incompleti o recidive.
- cambio piano (se indicato): in revisioni selezionate, può essere necessario procedere al cambio di posizionamento della tasca protesica. Questa opzione è valida solo Nei casi con tessuti molto lassi, recidive o polo inferiore debole; si tratta di una decisione che deve essere valutata caso per caso (benefici, costi, profilo di rischio).
Sinmastia da protesi cos’è
Per sinmastia si intende la perdita del solco intermammario con “unione” mediale delle due mammelle: la protesi oltrepassa la linea mediana (o la spinge), creando un aspetto di seno con un unico blocco centrale e un décolleté “piatto” o “pieno” al centro.
Le sinmastie possono essere distinte in:
- sinmastia iatrogena: è la forma più comune in chirurgia estetica e compare tipicamente dopo mastoplastica additiva o di revisione.
- sinmastia congenita: rara, per particolare conformazione toracica e tessuti.
Perché succede (meccanismi principali)
La sinmastia non è “solo” una protesi troppo grande: è quasi sempre un problema di piani, tasca e contenimento mediale. Le cause possono essere:
- over-dissection mediale della tasca: scollamento eccessivo verso lo sterno, legato al tentativo di avvicinare le protesi il più possibile. In questo caso si rompe il “freno” mediale (attacchi fasciali/periostali) e le due tasche comunicano tra loro.
- protesi sovradimensionata rispetto alla base: la base è troppo larga o proiezione eccessiva; in questo caso i tessuti vengono spinti medialmente.
- tessuti deboli / qualità cutaneo-fasciale scarsa: dopo una gravidanza, un dimagrimento, quando i tessuti mammari hanno una lassità eccessiva e la cute sottile.
- piano chirurgico e biomeccanica non adeguata: il posizionamento in sede subglandolare in pazienti con tessuti sottili può aumentare il rischio di malposizioni. Lo stesso può capitare nelle revisioni a causa di cicatrici, tasche “stanche”, perdita dei punti di repere.
- traumi e pressioni post-operatorie: l’uso di fasce per aumentare la spinta mediale, compressioni errate da parte della paziente o massaggi aggressivi e attività fisica precoce possono facilitare la comparsa di questi eventi.
Come si riconosce (clinica)
La diagnosi è clinica, basta una visita medica, l’osservazione della scomparsa o attenuazione del clivaggio mediale è di per sé sufficiente per fare diagnosi. Il quadro clinico peggiora spesso in decubito o con contrazione del pettorale (se sotto-muscolo).
La sinmastia differisce da altre malformazioni quali:
- telemastia (seni troppo laterali): opposto.
- malposizione mediale asimmetrica di una sola protesi.
- pectus excavatus / torace particolare: può simulare alterazioni del solco.
La classificazione pratica (utile per definire la migliore strategia d’intervento)
- Precoce (0–6 settimane): spesso legata a edema + tasca appena “aperta”.
- Tardiva: tasca stabilizzata, spesso con vero cedimento dei piani.
- Parziale vs completa: perdita parziale del solco o crossing marcato.
- Monolaterale (medializzazione di una tasca) vs bilaterale.
Trattamento: cosa funziona davvero
1) Gestione conservativa (solo in casi selezionati e precoci): la gestione conservativa (quindi non chirurgica) può essere praticata solo se è molto precoce, lieve, e la tasca non è “collassata”. Si basa sull’uso di un contenimento esterno mirato (non aggressivo e non medializzante), un follow-up stretto.
Se c’è vera comunicazione della tasca, la tecnica conservativa raramente risolve in modo stabile.
2) Revisione chirurgica: la revisione chirurgica rappresenta la vera soluzione. Permette di ricreare il solco intermammario, chiudere e ridurre la tasca medialmente (capsulorrafia), riposizionare o cambiare protesi se la causa è dimensionale o di piano.
Timing d’intervento
Se è vera sinmastia: spesso conviene non aspettare troppo perché la tasca si stabilizza e la correzione tardiva può essere più complessa.
Rischi e aspettative
La paziente che si sottopone ad un intervento di questo tipo deve sapere che è sempre possibile la recidiva anche se si corregge la causa biomeccanica (dimensione/piano/tessuti).
Può residuare una asimmetria del solco mediale.
Sarà necessario un post operatorio più accorto e consapevole con limitazioni post-op più rigorose (e più lunghe) rispetto a una primaria.